Psiconcologia

L’esperienza del cancro porta con sé una profonda crisi: diagnosi e trattamenti determinano nella persona una condizione di grave disagio psicofisico. Più di ogni altra malattia quella oncologica sconvolge tanto l’equilibrio dell’individuo quanto quello delle persone che gli stanno accanto.

La reazione del paziente alla malattia oncologica è indubbiamente da considerarsi una risposta allo shock traumatico legato al significato di minaccia all’esistenza fisica della malattia stessa. L’impatto con una realtà fatta di procedure mediche e di trattamenti impone al soggetto una mobilitazione difensiva finalizzata a compiere un percorso che, attraverso l’elaborazione delle situazioni vissute e delle emozioni da esse suscitate, conduca a un ri-orientamento della progettualità esistenziale che comprenda l’evento malattia e l’idea di morte in essa implicata.

Un paziente afferma: “ …. Non mi piace essere malato. Sono sempre stato abbastanza sano e ho sempre fatto le cose per me e per gli altri. D’improvviso dipendo dagli altri…”

La perdita dell’indipendenza e il non essere in grado di fare che si è sempre fatto nella vita quotidiana e il dover dipendere dagli altri, si traduce spesso in un cambiamento nell’immagine corporea e nella propria identità personale.

La malattia stravolge la quotidianità: problemi fisici, psicologici e relazionali condizionano il vissuto emotivo del malato che in molti casi tende a chiudersi, isolarsi e a vivere il proprio problema in modo angoscioso.

 

Reazioni psicologiche ed adattamento

Diversi Autori hanno riconosciuto nei pazienti oncologici alcune fasi inerenti la reazione psicologica, accompagnate da corrispondenti meccanismi difensivi:

• una fase del dubbio, che si estende dalla comparsa dei sintomi iniziali di malattia alla definizione diagnostica; è caratterizzata da vissuti angosciosi correlati all’esecuzione degli esami e degli accertamenti clinici e durante tale fase nel paziente predominano meccanismi difensivi di negazione, di rimozione, di razionalizzazione;

• una fase diagnostica, particolarmente difficile per il paziente e i suoi familiari, oltre che per il curante, in cui dapprima operano massicciamente i meccanismi di negazione, con una successiva graduale presa di coscienza ed una possibile alternanza di vissuti d’angoscia e di fiducia nell’efficacia delle terapie;

• una fase di ospedalizzazione/fase terapeutica, nella quale si realizza, con l’ingresso nella struttura ospedaliera, una sorta di spersonalizzazione dell’individuo che si percepisce quasi esclusivamente come portatore di una patologia, piuttosto che come individuo nella sua complessità. In questa fase possono manifestarsi varie problematiche connesse  con l’esecuzione di terapie più o meno complesse (chirurgiche, chemio- e radio-terapiche), sovente gravate da effetti collaterali particolarmente debilitanti e fastidiosi per il paziente;

• una fase di remissione, in cui il paziente riacquista fiducia ed ottimismo grazie al miglioramento clinico conseguito con le terapie, recuperando anche una certa capacità progettuale;

• una fase di ripresa della malattia, che, qualora si manifesti, rappresenta il periodo di maggiore rischio per la comparsa di disturbi psichiatrici, particolarmente di tipo depressivo e ansioso;

• una fase terminale, nella quale vengono, in genere, attuate delle terapie palliative mirate ad alleviare le sofferenze del paziente nell’ultimo periodo della sua esistenza. In ambito psiconcologico è di primaria importanza, in questa fase, farsi carico delle esigenze psicologiche del paziente, oltre che dei familiari, aiutandoli ad elaborare la separazione ed il lutto imminenti.

Il tempo e lo spazio di ascolto diventa così un bisogno primario per la persona che affronta un evento altamente stressante come la malattia oncologica.

Aumentando la consapevolezza di questo bisogno e del dolore emotivo che la persona sente, si è in grado di offrire quel sostegno, quella rete che permette di vivere ed affrontare la quotidianità e di condividere , in qualche modo alleggerendolo, il peso della malattia.